ORCIANO DI PESARO

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Sede:

Piazza Garibaldi, 7

61038 Orciano di Pesaro

Contatti:

Tel. 0721.977071

Email: proloco.orcianodipesaro@gmail.com

 

196-1 Pagina Facebook Pro Loco di Orciano

 

 

Presidente: Sergio Grottoli

 

 

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Disteso sul crinale di una collina appartenente al sistema che separa la valle del Metauro da quella del Cesano, l’abitato appare oggi come un unico agglomerato che riunisce l’antico ‘castello’ su cui svettano due slanciate torri campanarie e il lungo borgo con i fabbricati più recenti.
Di origini remote (si è fantasticato su un antico tempio dedicato al dio Giano), Orciano esisteva già nel sec. VII quando faceva parte dei possedimenti dell’esarcato di Ravenna. Dopo alterne vicende, fu occupato una prima volta dai Malatesta nel 1306 e nuovamente nel 1343 quando Galeotto Malatesta fece saccheggiare il paese dalle proprie truppe per vendicarsi della ribellione di tutte le terre del contado fanese che gli orcianesi avevano capeggiato. Entrato a far parte del ducato di Urbino, unitamente al territorio del vicariato di Mondavio, fu da Guidubaldo II Della Rovere ceduto in feudo nel 1550 al conte Antonio Landriani e successivamente al conte Prospero Bonarelli a cui fu tolto nel 1574. All’interno del ‘castello’, superato il severo arco di accesso su cui domina l’alta Torre Civica coronata da cupolino, sorge la chiesa di S.Maria Nuova, una delle più belle costruzioni rinascimentali marchigiane, con un monumentale portale in pietra che una discutibile tradizione vorrebbe disegnato da Raffaello Sanzio e una bellissima torre campanaria, ricostruita nel 1492 da Baccio Pontelli insieme con la chiesa sottostante. Nel borgo, oltre la chiesa di S.Silvestro, sorge l’ex chiesa di S.Caterina di cui è in corso l’adattamento a sala per attività culturali varie.
Fa parte del territorio comunale orcianese l’antico ‘castello’ di Montebello dove sorge, purtroppo largamente manomesso, l’imponente Palazzo Roveresco, già dimora fortificata dove visse in volontaria segregazione (1609-1632) Lavinia Della Rovere, figlia di Guidubaldo II e Vittoria Farnese, vedova di Alfonso d’Avalos marchese del Vasto.

 

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